Un ricordo di quello che verrà. Nel 2012 a Napoli si erano svolte le America’s Cup World Series, che erano poi state replicate nel 2013. Erano regate “cintura” tra l’edizione del 2010, il Dog Match che aveva visto in acqua solo Alinghi contro Oracle dopo una lunga lite in tribunale (vinse Oracle) e l’edizione del 2013, che si svolse a San Francisco e vide per la prima volta darsi battaglia i maxi catamarani volanti AC 72. Le World Series 2011/2012 erano state vinte da Team New Zealand (10 team in totale), quelle del 2012/2013 da Luna Rossa con Piranha, uno dei due catamarani della squadra, l’altro si chiamava Swordfish.
A Napoli era stato un bagno di folla. E chi scrive aveva regatato come sesto uomo, nell’aprile 2012, durante la tappa di Napoli. Abbarbicato alla rete di Piranha. Quella che segue è la testimonianza di quella giornata. Aspettando l’America’s Cup 2027, quella vera, ancora a Napoli, che si è aggiudicata la sede. Con una considerazione: sugli AC45, pur tribolando, un uomo in più come osservatore ci poteva stare. Oggi, sugli AC75, barche foiling che volano a oltre 50 nodi, è impossibile. (fpoz).
Partiti! La barca vola via. Fin troppo. Acceleriamo ancora e ci gettiamo in mezzo alla mischia. No, che fa? Quello ci sta venendo addosso, siamo troppo vicini. Allontanati, dai, Chris. Il timoniere di Luna Rossa sembra sentirci e vira all’improvviso, facendoci accapponare la pelle: passiamo sulla scia di tre barche avversarie, per puntare sull’unico spazio disponibile, un pertugio che s’è aperto tra questi bolidi di carbonio lanciati a tutta velocità. Sarà largo giusto come uno di questi catamarani, non di più: il problema è che è la nostra, di barca, a volercisi infilare. Ancora due secondi, uno... Chris l’indovina, ringraziando il cielo. Molliamo il fiato, che avevamo trattenuto fino a scoppiare: è stato come fare un parcheggio al volo con una Ferrari e schiacciando sull’acceleratore…











