Intelligenza artificiale per diminuire l'affollamento, piccole biblioteche, app per conoscere in tempo reale che esame sta eseguendo il proprio caro, figure ad hoc con il ruolo di facilitare le comunicazioni con i sanitari.
Ma anche restyling per rendere più accoglienti luoghi freddi e spesso decadenti. I pronto soccorso cambiano volto per contrastare, anche così, le aggressioni contro medici e infermieri. Fra gli ultimi casi c'e' quello di Monza: una donna riteneva troppo lunga l'attesa per essere visitata e, per questo, ha aggredito una dottoressa ed è stata arrestata dagli agenti della Questura. Altri due infermieri in servizio al pronto soccorso sono stati aggrediti a Locri nella notte tra martedì 13 e mercoledì 14 maggio e sull'episodio sono in corso accertamenti.
Lo scorso anno, secondo il rapporto Fnomceo-Censis, sono stati oltre 18mila, in Italia, gli operatori sanitari aggrediti, con gli ultimi episodi avvenuti pochi giorni fa, a Locri e a Massa Carrara. Tra le cause, l'eccesso di pressione sui pronto soccorso, spesso affollati e percepiti come 'luoghi respingenti'. Per frenare il fenomeno, le Asl hanno avviato programmi di formazione per dipendenti, ma anche soluzioni innovative come come body cam e smartwatch collegati con le forze dell'ordine. A questo si affianca uno sforzo per rendere questi luoghi di cura più umani. "Chi attende un proprio caro vive momenti di smarrimento e ansia. Bisogna ridurre l'affollamento ma anche creare ambienti che mettano a proprio agio", spiega Giovanni Migliore, presidente della Federazione delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso).







