L’inchiesta sulla tragedia del Faito, a Castellammare di Stabia, che lo scorso 17 aprile è costata la vita a quattro persone mentre una quinta è rimasta ferita entra nel vivo. Dopo settimane di ispezioni di natura visiva, svolte anche con l’ausilio di droni, nel vallone dove giacciono i resti della cabina crollata, la procura della Repubblica di Torre Annunziata ha disposto gli accertamenti peritali che consentiranno di capire cosa sia accaduto lassù, a quasi mille metri di altezza, quando il cavo di trazione ha ceduto e la cabina è scivolata anche a causa della mancato funzionamento del freno d’emergenza.
Il 23 maggio, alle ore, 15, il pool inquirente (pm Giuliano Schioppi e Alessandra Riccio, coordinati dal procuratore Nunzio Fragliasso) incaricherà dei propri tecnici affinché - attraverso indagini condotte sul luogo della tragedia - , accertino «cause e relative responsabilità» del crollo della cabina a bordo della quale viaggiavano cinque persone, il macchinista Carmine Parlato e quattro persone. È il passaggio decisivo dell’inchiesta, che ha imposto alla procura di allargare anche la rosa degli indagati: i sospettati, adesso, sono 25 (inizialmente erano quattro) e tra loro c’è anche Umberto De Gregorio, il presidente dell’Eav, l’azienda di trasporto pubblico regionale cui fa capo l’impianto della funivia del Faito. Anche lui, come tutti gli altri, risponde di omicidio colposo plurimo e lesioni, mentre solo in 14 (e De Gregorio non è tra questi) rispondono di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e falso in atto pubblico. Sui social, De Gregorio ha confermato «la mia assoluta fiducia nella giustizia, sono sereno, e confermo la massima collaborazione agli organi inquirenti».








