La società Autostrade per l'Italia (Aspi) non è la proprietaria del software Tutor (il sistema di rilevazione della velocità anche media), sviluppato dall'imprenditore Alessandro Patanè con due sue società. La Cassazione ha così messo la parola fine a un lungo contenzioso tra Aspi e l'imprenditore che, sia in proprio sia in qualità di legale rappresentante delle compagini, chiedeva il pagamento per lo sfruttamento dei diritti di proprietà intellettuale del software del sistema SICVe (sistema informativo del controllo della velocità, il cosiddetto Tutor), impiegato sui tratti gestiti da Aspi e non solo. Una richiesta avallata dal Tribunale per le imprese di Roma nel 2019 e dalla Corte d'appello che, nel 2022, aveva respinto il ricorso di Aspi, compresa la richiesta di un risarcimento dei danni derivanti dalla condotta, considerata intimidatoria e diffamatoria, messa in atto da Patanè.

La contesa

Un verdetto che però la Suprema corte conferma in toto, respingendo tutti i punti del ricorso di Autostrade per l'Italia. Aspi, nel giudizio di merito, aveva sostenuto che il suo diritto alla proprietà del software si doveva desumere dagli ordini impartiti alle società riconducibili a Patanè, in cui era previsto che «tutto il software prodotto sia come eseguibile che come sorgente rimarrà di esclusiva proprietà intellettuale e industriale di Autostrade». Aspi avrebbe dunque commissionato a due distinte società la realizzazione del programma riservandosi il diritto d'autore. Circostanza, secondo la ricorrente, confermata da un accordo transattivo intercorso tra Autostrade, da un lato, e le società e Patanè dall'altro.