"La morte? Non ho scelta, quindi tanto vale non averne paura" dice Robert De Niro all'incontro con centinaia di studenti, cinefili, giornalisti oggi al festival di Cannes.
La standing ovation quando in sala Debussy entra la Palma d'oro onoraria che ieri non le ha mandate a dire a Trump e a tutti i regimi "fascisti" che combattono l'arte, è infinita: tutti in piedi per tre lunghissimi minuti. A metà sala, a filmare lei stessa il ricordo di questo pomeriggio, c'è Tiffany Chen che lo ha reso padre per la settima volta a 79 anni.
Un montaggio dei film che hanno reso De Niro quel mito che è, ricorda alla platea se ce ne fosse bisogno di quali capolavori si tratta da Taxi Driver a C'era una volta in America. Ma è un De Niro intimo e familiare quello che viene fuori dall'incontro introdotto da Thierry Fremaux ma gestito dall'artista, regista, fotografo Jr. Qualche mugugno in sala e sui social perchè il tempo prezioso con De Niro è un tempo da condividere con Jr e il suo progetto in corso per Hbo di The Past Goes Fast, il documentario artistico in cui Bob racconta il padre artista Robert Henry, filmato nello studio newyorkese, lasciandosi andare ai ricordi. Un film di cui sono state mostrate in anteprima alcune immagini perchè è ben lontano dall'essere finito: splendide foto ingrandite del padre pittore morto nel 1993, sparse per New York City. Jr incalza con le domande, così come nel docu, trovandosi di fronte un riservato, quasi ostico, monosillabico interlocutore. Un mito del cinema non facile da far aprire: "mi continui a fare domande, continuiamo pure fino a che non finisco in una bara" è il commento sarcastico di De Niro. Poi Jr getta la spugna e dà la parola alla platea, non sia mai qualcuno riesca nell'impresa. Una giovane giornalista dalla Georgia, parla di amici imprigionati senza ragione e chiede come fare per cambiare rotta.






