Scusate, ma quando lui entra in casa mia di colpo mi gira la testa: bello, troppo bello, addirittura bello e buono, perché io uno così non l’ho mai visto, davvero. Mi vengono in mente gli uomini, pochi, che hanno creduto di volermi bene, e che, (tranne uno) ho quasi dimenticato: anche qualcuno bello ma nessuno come lui. Lo guardi come se fosse una statua, bello e intoccabile. Ti ricordi di quando, anni fa, quanti non so, tu mi hai mollato un bacio? Era un Capodanno, nella meravigliosa Vigna di Leonardo, un luogo magico in una via centrale di Milano, in cui l’antica casa nasconde un giardino di silenzio come se fosse un altro mondo. Apparteneva ancora ai suoi vecchi proprietari, immenso dono di Ludovico il Moro a Leonardo che stava lavorando all’Ultima Cena. C’era questo angolo misterioso e magnifico, e abitarlo doveva essere un grande privilegio, con tutti i sortilegi della sua lunga storia. Uno dei proprietari di allora, Piero Maranghi, raccolse il mio invito e mi promise che quel bacio me lo sarei portato a casa. A mezzanotte in punto, il bacio, quasi dimenticato, arrivò: Roberto Bolle, in tutta la sua bellezza, mi aveva davvero baciato! E quel bacio fuggevole me lo sono tenuto sino a oggi. Purtroppo quell’angolo di paradiso dentro corso Magenta non è più italiano: è diventato proprietà di Bernard Arnault, il megaricco francese che, giusto per sapere quali sono le sue credenziali, era alla Casa Bianca, ad assistere al trionfo di Trump Presidente. Poi di Roberto Bolle ho un altro ricordo: lui in una mirabolante Aida di Zeffirelli tutta oro e immensa folla, e lui che esce solo in scena completamente nudo, un fiorellino qua uno là, messi con cupidigia, e poi una tal bellezza, in un corpo di statua da lasciare quasi piangenti le gran signore della platea e dei palchi, come impietrite. Forse non si sono più riavute da allora.