MOSCA. Un anno fa Alexei Navalny moriva in carcere in circostanze poco chiare. Una morte dietro la quale si staglia prepotente l’ombra del Cremlino e per la quale l’opposizione russa punta il dito direttamente contro il regime. Oggi, nel primo anniversario del decesso, centinaia di persone sono tornate a deporre fiori sulla tomba del rivale numero uno di Putin. Entrano nel piccolo cimitero Borisovsky di Mosca sfidando il termometro, ben sotto lo zero, e la dittatura, che potrebbe sempre preparare nuove rappresaglie. Ma manifestazioni in memoria del dissidente sono previste oggi in tante città d’Europa e del mondo.
Mosca, un anno dalla morte di Navalny: la lunga fila per omaggiare la tomba sfida le autorità
«Sappiamo per cosa stiamo lottando: la Russia del futuro, libera, pacifica e bella, quella che Alexei sognava, è possibile. Facciamo di tutto perché il suo sogno diventi realtà», ha detto dall’esilio la vedova, Yulia Navalnaya, in un video.
Praticamente tutti i principali oppositori russi sono ingiustamente in carcere o sono stati costretti a lasciare il proprio Paese. Oppure sono morti, come Navalny e Boris Nemtsov, ucciso a colpi di pistola dieci anni fa su un ponte a pochi passi dalla Piazza Rossa.





