“Oggi ricorre un anno dalla morte del leader dell’opposizione russa, Alexei Navalny, per la quale il Presidente Putin e le autorità russe hanno la responsabilità ultima”. Il messaggio arriva dall’Europa nel giorno del primo anniversario dell’oppositore di Putin, che fin dal suo ritorno in patria dalla Germania a gennaio 2021, dove era stato ricoverato per un avvelenamento avvenuto mentre volava dalla città siberiana di Tomsk a Mosca, era stato rinchiuso in carcere. E proprio nella prigione di Kharp, nella regione artico di Yamalo Nenets, è morto il 16 febbraio 2024, a 47 anni.
“Mentre la Russia intensifica la sua guerra di aggressione illegale contro l’Ucraina, continua anche la repressione interna, prendendo di mira coloro che si battono per la democrazia – prosegue la dichiarazione dell’Alto Rappresentante per la Politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, a nome dei Ventisette – Navalny ha dato la sua vita per una Russia libera e democratica. Oggi i suoi avvocati restano ingiustamente in carcere, insieme a centinaia di prigionieri politici”. E l’Ue chiede l’immediata liberazione loro e dei prigionieri politici, e che Mosca ponga “fine alla sua repressione brutale della società civile, dei media dei membri dell’opposizione e di rispettare il diritto internazionale”.






