Un modulo definito senza equivoci. I giocatori messi tutti al loro posto. Poche idee, semplici ma non necessariamente banali. Lo spirito giusto. In una parola sola, finalmente una squadra: tutto ciò che l’Italia non è stata agli Europei ed è tornata ad essere contro la Francia.
La vittoria di Parigi, per certi versi quasi storica (non capita tutti i giorni di battere i transalpini: l’ultima volta risaliva al 2008), può rappresentare un nuovo inizio per la nazionale ma è soprattutto un grande rimpianto per Luciano Spalletti. Ribadisce le responsabilità di ciò che è stato (le dimissioni erano doverose), ma almeno restituisce un minimo di fiducia per il futuro. No, non siamo diventati all’improvviso dei fenomeni, anzi, a dirla tutta continuiamo ad essere dei mezzi brocchi, con talento limitatissimo e uno dei reparti offensivi peggiori del continente. E un successo in Nations League, competizione che non interessa davvero a nessuno e vale poco più di un’amichevole, lascia il tempo che trova, a maggior ragione contro una Francia ormai lontana parente della corazzata che potrebbe essere, arrivata ampiamente a fine ciclo Deschamps.
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