La condanna a soli 9 anni e 4 mesi inflitta dal GIP di Milano a uno spacciatore per l'omicidio di un tredicenne solleva sconcerto. La decisione di non riconoscere l'aggravante della minore età, motivata dalla corporatura robusta della giovane vittima, appare come una decisione difficile da comprendere e accettare per la collettività. Sentenze di questo tipo rischiano di minare la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario. Il commento di Massimo Sanvito

La condanna a soli 9 anni e 4 mesi inflitta dal GIP di Milano a uno spacciatore per l'omicidio di un tredicenne solleva sconcerto. La decisione di non riconoscere l'aggravante…

Il ministro dell'Interno definisce singolare la decisione del giudice sul 42enne accusato di aver molestato la ragazzina, confermando che il governo valuterà provvedimenti…