Un’organizzazione criminale capillare, a conduzione familiare, capace di far sparire un’auto nel giro di pochi minuti, smontarla fino all’ultimo bullone e rivenderne i pezzi sul mercato nero. Una sorta di «centrale dei ricambi» smantellata dai carabinieri del comando provinciale di Cuneo, che all’alba di martedì 28 luglio hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 4 uomini di origine sinti, con stretti vincoli di parentela. Tre sono finiti in carcere ad Asti, uno ai domiciliari a Carmagnola. L’accusa è di associazione per delinquere e reati continuati contro il patrimonio. Una serie di segnalazioni dal territorio L'operazione, denominata «Over Drive», è stata presentata stamane (martedì 11 agosto) nella rinnovata sala stampa della caserma di corso Soleri a Cuneo. Tutto nasce dalle segnalazioni del territorio, in particolare da una serie di furti avvenuti a Canale. «Un’indagine complessa, in cui bisognava trovare prove convincenti - così il comandante provinciale, colonnello Marco Piras -. Sottolineo l’importanza fondamentale delle denunce delle prime vittime: eravamo di fronte a un’attività sistematica e frequente. Le denunce ci hanno permesso di avviare l’attività e arrivare al gruppo organizzato. Un risultato importante, che dà maggiore sicurezza alla realtà piemontese e cuneese, frutto di una grande collaborazione con i reparti di Torino e Moncalieri». "Un anomalo aumento dei furti di auto” Il comandante del Reparto operativo, tenente colonnello Daniele Riva, ha ripercorso le tappe dell'inchiesta: «Tutto parte nell’ottobre 2025 dopo un’anomala recrudescenza di furti d’auto. L’input decisivo della stazione di Canale ci ha permesso di individuare a Carmagnola la sede logistica del sodalizio. La pista si è rivelata giusta fin da subito, per colpi concentrati tra le province di Cuneo e Torino». Strumenti da scasso autoprodotti La banda agiva con strumenti da scasso autoprodotti per rubare le vetture più diffuse: Fiat Panda, Lancia Y e Fiat 500. Professionisti del furto: per eludere i controlli delle forze dell'ordine usavano disturbatori di frequenza (jammer) ed effettuavano «bonifiche» periodiche sulle proprie auto, per individuare eventuali microspie. Tra pedinamenti, intercettazioni e telecamere di videosorveglianza, gli investigatori hanno accertato 41 furti in luoghi e parcheggi pubblici, soprattutto nelle province di Torino e Cuneo, commessi nel periodo da ottobre 2025 e maggio di quest'anno. Tra gli altri casi, 14 a Nichelino, 6 a La Loggia, 4 a Poirino, 3 a Bra e Canale, singoli episodi a Racconigi, Montà, Santo Stefano Roero, Villastellone e Carignano. Le auto venivano trasferite in un capannone a Carmagnola per essere letteralmente «fatte a pezzi»: i componenti poi finivano sul mercato nero dei ricambi, mentre i telai venivano sezionati e trasportati alla distruzione con un autocarro. Il capannone, l’autocarro e due vetture sono stati sequestrati. In 9 casi, i carabinieri sono riusciti a recuperare i veicoli ancora integri e restituirli ai proprietari. Su richiesta della Procura della Repubblica di Asti, il giudice per le indagini preliminari ha emesso le quattro misure cautelari, eseguite dalle Compagnie di Cuneo, Bra, Savigliano e Moncalieri.

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La Procura di Palermo ha chiuso l’inchiesta: in 44 rischiano il processo. Le indagini, avviate nel 2021 dai carabinieri di San Lorenzo e dalla squadra mobile