Cinque anni di stabilità sono un risultato insolito per il nostro Paese. La presidente Meloni ne è consapevole e - giustamente - lo rivendica come un successo. Il problema, tuttavia, è che questa stabilità politica non ha contribuito a cambiare il sistema economico. Qualche esempio? Sul piano della crescita siamo tornati in fondo alla classifica, il mercato del lavoro resta tra i più deboli mentre vantiamo il primato per rapporto debito/Pil. Eppure, la maggioranza continua ad offrire un racconto opposto, senza trovare nel centrosinistra un interlocutore capace di controbattere: sia Giuseppe Conte sia Elly Schlein parlano raramente di economia e quando intervengono lo fanno in modo fumoso e poco incisivo. La vera questione è dunque a destra. Descrivere un Paese che non c’è, elencare traguardi che i cittadini non vedono non fa altro che alimentare il loro senso di frustrazione e, dunque, la voglia di votare chi ancora non ha governato e intercetta il desiderio di protesta: Roberto Vannacci e il suo neo partito Futuro Nazionale. A chi - come il generale - propone slogan, paura e rabbia occorre rispondere, però, con diagnosi corrette, soluzioni concrete e - soprattutto - un’idea di Paese che - necessariamente - deve stare dentro la cornice europea. Del resto, in un contesto internazionale sempre più complesso, segnato dai nuovi equilibri tra Stati Uniti e Cina, nessuno Stato può immaginare di prosperare da solo. Sotto questo fronte Meloni ha sicuramente compiuto alcuni passi avanti. Basti considerare che, solo qualche anno fa, voleva uscire dall’euro, posizione abbandonata dopo il suo arrivo a Palazzo Chigi. Peraltro, la stabilità del suo governo le conferirebbe - di fatto - un ruolo di prim’ordine. Ossia quello di farsi interprete e promotrice di una nuova Europa, più forte e resiliente. I dossier su cui intervenire non mancano: dal completamento dell’unione bancaria all’istituzione dell’unione dei capitali che renderebbe l’area maggiormente attrattiva agli occhi degli investitori esteri ma anche di quelli europei, che ogni anno portano circa 300 miliardi dei propri risparmi altrove. Il risultato di un simile processo sarebbe a beneficio di tutti gli Stati membri, Italia inclusa. Rispetto ai suddetto temi, però, l’azione di Meloni è stata pressoché nulla.

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“Governo sta al potere per il potere, costruiamo alternativa”