Stati Uniti e Turchia si sono appena incrociati su un campo di calcio ma la partita più importante la giocheranno Donald Trump e Recep Tayyip Erdogan ad Ankara fra due settimane. Il leader Usa ha sbloccato una importante fornitura di motori per aerei da combattimento ed elogiato a suo modo il presidente turco. Ha spiegato che l’alleato stava per entrare in guerra, ma a fianco dell’Iran e contro Israele, e lui lo ha «fermato». Una stoccata indiretta a Benjamin Netanyahu. Il conflitto cominciato lo scorso 28 febbraio ha allargato il solco aperto dall’assedio di Gaza. La Turchia si schierata con i palestinesi, almeno a parole. E poi ha frenato le operazioni contro Teheran. In particolare, ha rivelato sempre Trump, si è opposta all’uso delle milizie curde basate in Iraq. Avrebbero dovuto dare la “spallata di terra” al regime. Un piano abbastanza fantasioso, come poi si è visto nel prosieguo della guerra. Ma il veto di Erdogan ha comunque innescato una escalation verbale con lo Stato ebraico, vero ideatore della carta curda contro gli ayatollah. La destra religiosa dei soliti Ben Gvir e Smotrich, ma anche un ex premier come Naftali Bennett, hanno sparato a palle incatenate e parlato della Turchia come del «prossimo Iran» e «Stato terrorista». Analisti navigati come Ely Karmon la inquadrano invece come «minaccia strategica emergente».

Stati Uniti e Turchia si sono appena incrociati su un campo di calcio ma la partita più importante la giocheranno Donald Trump e Recep Tayyip Erdogan ad Ankara fra due settimane.…

La storia si ripete. La Turchia è già stata trasformata in passato dalle guerre tra grandi potenze