Sarà l’effetto della luce falsata dell’imbrunire sull’erba della Centre Court, sarà forse colpa della botta al polso e al gomito rimediata cadendo a terra malamente in uno dei primi scambi del match, o magari merito dell’avversario, non sottovalutato ma in inatteso stato di grazia. O sarà – come sostiene qualcuno – che Jannik non ha ancora elaborato il lutto della sconfitta in finale a Parigi, né superato la tensione provocata dal licenziamento di Marco Panichi e Ulises Badio. Comunque sia, per due ore il numero 1 al mondo subisce l’aggressività di Grigor Dimitrov, 34 anni, numero 21 della classifica mondiale in tempo reale. Apparentemente rallentato nei movimenti, falloso e a corto di colpi risolutivi, il ragazzo rosso lascia così i due set d’avvio: il primo senza più recuperare un break subito a freddo (3-6), il secondo cedendo a zero il game di servizio sul 5 pari e poi, alla risposta, pagando la potenza e la mobilità dell’avversario (5-7). Eppure Jannik va ai quarti di finale perché, appena piazzato l’ace che lo porta sul 2 pari nel terzo set, il bulgaro s’accascia, con il braccio quasi inerte. Uno strappo ai pettorali, probabilmente: doloroso e non recuperabile. Passare un turno in questo modo non piace nemmeno ai Carota Boys.

Sarà l’effetto della luce falsata dell’imbrunire sull’erba della Centre Court, sarà forse colpa della botta al polso e al gomito rimediata cadendo a terra malamente in uno dei…

Il numero 1 del mondo regola l'americano. Solo brevi momenti di apprensione per l'infortunio al gomito, ma poi l'azzurro rassicura