Roma, 17 giu. (askanews) - La sentenza della Corte di giustizia europea sull'equo compenso "è davvero un punto di svolta, lo speriamo tutti, nelle trattative fra editori e grandi piattaforme internazionali. Dobbiamo superare l'opacità dei sistemi internazionali, delle grandi piattaforme e degli over-the-top. Ci sono alcune strade, insieme alla Francia stiamo pensando ad esempio a rovesciare l'onere della prova. Non saranno e non dovranno più essere i titolari dei diritti a dimostrare che i propri materiali protetti da copyright sono stati utilizzati per l'allenamento dell'intelligenza artificiale, ma dovranno essere le piattaforme a dimostrare di non averli utilizzati. È un passo fondamentale, perché riporta in equilibrio lo squilibrio di possesso di dati e numeri che oggi vive questo settore". Lo ha affermato Alberto Barachini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'Informazione e all'Editoria, in un videomessaggio inviato al convegno "L'articolo 21 della Costituzione nell'era digitale. Editori e piattaforme: l'equo compenso alla luce della giurisprudenza della Corte di Giustizia europea", promosso dal Florence Observatory on Digital Regulation e ospitato dall'Università degli Studi di Firenze."E poi ci sono altre iniziative, si può studiare e pensare anche a una forma come quella che sta mettendo in atto il governo australiano, dove se non si raggiungono degli accordi con gli editori si arriva a una compensazione di tasse, con il 2,25% di tassazione sui profitti prodotti proprio nel paese, in questo caso nell'Australia", ha concluso Barachini.

Videomessaggio a convegno su equo compenso e sentenza Corte Ue

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