(Alias Domenica) Mi disse Manganelli «Faccio teatro di parola», collocandosi a grande distanza dalla semiotica teatrale che imperversava nelle università italiane negli anni settanta-ottanta. Per me la sua parola era stata sempre teatrale: sorprendente, ricca di senso, esotica. Cercai qualche definizione e la trovai in «Parole infinite», pubblicato postumo in Il rumore sottile della prosa (Adelphi 1994).