La sua voce era dolce, così come i suoi occhi, ma entrambi distinti e sicuri, tipici di chi sa cosa ha in testa e nel cuore. Quando rincontrai Cesare era seduto al tavolo della sua casa, che un tempo aveva ospitato uno dei ristoranti più singolari al mondo. Osservare sulle pareti i quadri da lui dipinti cercando di immaginare i momenti speciali che i fortunati clienti avevano avuto modo di vivere. Avevo avuto la fortuna di stare con Cesare e scambiare qualche parola come sono soliti fare gli amici: sin dal primo momento, guardandomi negli occhi, aveva cercato di capire se fossi una persona di cui potersi fidare. Quando lavoravo a Del Cambio, era venuto a provare la mia cucina, mosso dalla curiosità che anima lo spirito di noi cuochi. Avevo inoltre gioito quando, un giorno, al telefono si era congratulato per una mia intervista.