(Visioni) Un cinema scritto sui magnifici disservizi della contemplazione, quello di Luca Ferri, spazio tutt’altro che astratto – anzi piuttosto tetragono – che sorge dallo sfarfallio dell’immagine tanto quanto dalla spigolosità della materia. Un cinema che nasce dichiaratamente patafisico, certo, ma progredisce poi in una logica deviante e materiale, consequenziale rispetto al posto che di volta