Le due persone si chiamavano Elena e Romano: lei aveva 69 anni ed era malata terminale di cancro, mentre lui ne aveva 82 e soffriva di una forma grave di malattia di Parkinson. La gip ha deciso di archiviare le inchieste ritenendo che in entrambi i casi il trattamento di sostegno vitale sia stato «accanimento terapeutico», e stabilendo che pertanto aver dato assistenza alle due persone per morire non sia punibile.