Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

11 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 13:48

Anche se Elena e Romano non erano ancora “attaccati” a macchinari, i medici avevano già previsto trattamenti necessari per tenerli in vita: un nuovo ciclo di chemioterapia e l’alimentazione artificiale con Peg per Romano. Un vero e proprio “accanimento terapeutico”. Ed è in questa interpretazione, sostenuta con forza dalla procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano (da qualche mese in pensione, ndr), che trova posto la decisione della giudice per le indagini preliminari di Milano, Sara Cipolla, che ha disposto l’archiviazione delle inchieste per aiuto al suicidio nei confronti di Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. Il provvedimento scaturisce dalla sentenza della Corte costituzionale del maggio del 20 maggio del 2025. Cappato si era autodenunciato nel 2022 per aver accompagnato per il suicidio assistito due persone gravemente malate.

Uno era un giornalista “che non si arrendeva all’idea di non essere libero” e il Parkinson a 82 anni lo aveva relegato a letto, l’altra era una donna, malata terminale di cancro, che avrebbe “preferito morire” e con la famiglia accanto. Dopo aver accompagnato Romano ed Elena in Svizzera Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e all’epoca candidato alle suppletive per il Senato a Monza, come aveva fatto in passato, si era autodenunciato. Era quindi scattata l’inchiesta, l’iscrizione nel registro degli indagati e la successiva richiesta di archiviazione per Cappato. Come già avvenuto per il caso di Dj Fabo che però aveva portato l’attivista a essere assolto dalla Corte d’assise dopo la storica sentenza del 2019. La battaglia civile era proseguita con la prospettiva di andare oltre un muro; eliminando il paletto della definizione di sostegno vitale, individuato fino a poco tempo in macchinari salvavita, ma non in terapie oncologiche estreme o alimentazione artificiale. Nel 2024 la Consulta aveva esteso la nozione di sostegno vitale.