Da un lato, l’aumento del rischio - tutti sperano di no - di una guerra “calda” nel Vecchio continente tra Europa e Russia. Dall’altra, l’attesa per il taglio dei tassi ad opera della Federal reserve. Sono due tra le principali carte sul tavolo delle Borse. La prima - un po’ per assuefazione al contesto e un po’ perché i mercati guardano, in maniera molto miope, un problema alla volta - non è assolutamente prezzata nelle attuali quotazioni. L’altra, invece, è ben presente nella mente di operatori ed investitori. Un evento che i listini azionari - finora fregandosene bellamente anche del tema dell’indipendenza della Riserva federale rispetto a Donald Trump - scontano con quasi totale certezza. L’incognita è infatti solo sull’entita della ridizione del costo del denaro: 25 o 50 punti base.

Da un lato, l’aumento del rischio - tutti sperano di no - di una guerra “calda” nel Vecchio continente tra Europa e Russia. Dall’altra, l’attesa per il taglio dei tassi ad opera…

Al momento i listini non guardano all’escalation nell’Est Europa con la Russia. Nonostante i minori tassi, shock come i dazi possono frenare gli investimenti