Lunedì scorso si è conclusa la prima lettura da parte dei due rami del Parlamento della revisione costituzionale della magistratura ordinaria, più nota come «separazione delle carriere». Il testo presentato dal Governo nel giugno 2024 è stato approvato anche dal Senato senza alcuna modifica e così ora occorre solo attendere le due ulteriori deliberazioni previste dall’articolo 138 della Costituzione perché l’iter sia completo e sia data la parola finale ai cittadini con il referendum «oppositivo».

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Le critiche alle correnti che si sono trasformate in un metodo di gestione del potere sono giuste ma così l’organo perde autorevolezza e rilevanza