di Leonardo Botta

È innegabile che Giorgia Meloni si sia guadagnata da tempo fama di politico scaltro e abile nella comunicazione. Doti che le hanno spalancato le porte di Palazzo Chigi con parole d’ordine di sicura presa nel suo elettorato (porti chiusi, abolizione delle accise, flat tax, euroscetticismo), poi smentite da una politica di taglio europeista, che fino a ora ha segnato il passo sulla lotta all’immigrazione mentre sul piano fiscale il suo governo pare aver varato norme abbastanza moderate (in parte in continuità con Draghi) che non hanno destabilizzato la nostra economia (anche se i detrattori l’accusano di aver messo a punto provvedimenti in deficit e incardinati su condoni e concordati che hanno spostato in avanti i regolamenti dei nostri conti).

I più evidenti successi la Meloni li ha mietuti sul fronte internazionale, dove ha mostrato inaspettate capacità diplomatiche, certificate dai buoni rapporti allacciati con i leader del mondo occidentale (Biden e Ursula von der Lyen su tutti) che hanno oscurato le poco europeiste amicizie con Vox, Orban, Bannon. Anche nei rapporti con gli alleati mi pare che se la stia cavando piuttosto bene; l’azione di governo è sin qui stata caratterizzata da un’equa proposizione dei rispettivi cavalli di battaglia: premierato a Fratelli d’Italia, federalismo alla Lega e giustizia a Forza Italia.