Circo Bulgaria di Dejan Enev (traduzione di Giorgia Spadoni; Bottega Errante Edizioni) è una splendida raccolta di sessantadue racconti (a volte delle vere e proprie comete narrative, rapidissime e luminose) che radiografa il Paese balcanico e i suoi abitanti in modo lucido, verosimile e diretto. Chiunque sia stato a Sofia e si sia addentrato nei meandri della città e non si sia limitato alle fotografie di rito della dorata Cattedrale Alexander Nevskij, leggendo questo libro avrà riscontrato, nelle persone incontrate, caratteristiche simili a quelle dei personaggi di Enev. Uomini e donne annichiliti dalla transizione tra il comunismo e il capitalismo, ma che mantengono la loro fiera, spesso comica, dignità nazionalista grazie all’aiuto dell’alcol (qualsiasi, sia l’autoctona rakija, sia liquori stranieri di fama internazionale). Esseri annoiati, spaesati dai cambiamenti, rozzi, confusi dalla quotidianità di un Paese che muta di continuo seppur mantenga una maschera apparente di immobilità.
Prendendo spunto dalle proprie esperienze lavorative, l’autore traccia una storia singola e collettiva degli ultimi trent’anni della Bulgaria, introducendo giornalisti irrazionali, pazienti e personale di cliniche psichiatriche, papponi, prostitute e criminali, rendendoli autentici, efficaci, in un processo narrativo di finzione che investe magnificamente la realtà. Circo Bulgaria è una lettura intelligente, di ampio respiro, che sintetizza un concetto filosofico chiave: il bulgaro resiste grazie a uno stoico e malinconico senso di rassegnazione.
