Dopo 30 anni la Procura di Firenze ancora indaga sulla mancata strage dello stadio Olimpico del 23 gennaio 1994 e le domande sono sempre le stesse. Perché fu tentata? Fu voluta solo dalla mafia? E perché la stagione delle stragi finì? Pochi lo ricordano, ma è stato quello il punto di svolta: poteva essere la strage più grande del dopoguerra ed è stato invece l’ultimo atto contro i vecchi partiti che sostenevano il governo Ciampi. Le foto sono quelle dell’esplosivo che avrebbe dovuto uccidere un centinaio di carabinieri e chissà quanti tifosi, all’uscita di Roma-Udinese. Sono contenute nel fascicolo fiorentino sulle stragi del 1993-1994 insieme al verbale del collaboratore di giustizia Pietro Romeo. Fu lui nel novembre 1995 a portare la Polizia a Capena, vicino a Roma, dove erano interrate le cariche esplosive: 123 kg di tritolo dentro due pacchi ovali dal diametro di 45-55 centimetri confezionati col nastro adesivo. Poco dopo aver fatto trovare l’esplosivo, Romeo raccontò ai pm che il mafioso Francesco Giuliano una volta gli aveva riferito di un politico di Milano che parlava con il boss Giuseppe Graviano e gli chiedeva di fare le stragi.

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