Repubblica dedica uno spazio fisso alle morti sul lavoro. Una Spoon River che racconta le vite di ciascuna vittima, evitando che si trasformino in banali dati statistici. Vite invisibili e dimenticate. Nel nostro Paese una media di tre lavoratori al giorno non fa ritorno a casa e "Morire di lavoro" vuole essere un memento ininterrotto rivolto a istituzioni e politica fino a quando avrà termine questo "crimine di pace".

“Siamo distrutte dal dolore, Claudio era una persona che definire buona è dir poco. Viveva per il suo lavoro”. Le titolari della tabaccheria di Santa Croce, frazione di Boretto (Reggio Emilia), non si danno pace, perché Claudio Piccinini era davvero un’istituzione nel loro negozio dove passava ogni giorno e dove rappresentava, insieme agli altri clienti abituali, una piccola comunità. Un’estensione della famiglia composta dalla moglie Lidia e dalle due figlie, Chiara e Stella, che ogni sera lo aspettavano a Cavriago, sempre nel Reggiano. Claudio è morto a 68 anni, schiacciato da una ruspa in movimento nella cava di Guastalla, nella golena del Po: era accanto al suo camion in attesa del carico di sabbia. Autotrasportatore da sempre, continuava a lavorare anche dopo essere andato in pensione. Divideva il suo tempo tra lavoro, famiglia e la passione per gli animali che curava a Boretto dove era nato. Caprette e galline, adesso, sono accudite da Chiara e Stella.