Il prof non aveva mentito, e a sbagliare fu l’università di Bergamo. Con un certo dolo anche, che i giudici non trascurano di sottolineare. Il Consiglio di Stato si è espresso sulla vicenda kafkiana del professor Giovanni Urga, raccontata dal Fatto Quotidiano, dandogli ancora ragione e torto all’ateneo. Richiamato appositamente da Londra per la sua fama internazionale, il docente di econometricafu cacciato nel 2020 dopo 13 anni di docenza e nessun addebito. L’accusa infamante per lui era di aver mentito all’atto dell’accettazione dell’incarico omettendo di aver proseguito un incarico di docenza all’estero, alla Bayes Business School da cui per altro arrivava.
Due sentenze del Tar avevano già stabilito che quell’accusa era falsa, accertano la piena compatibilità dei due incarichi e disponendo l’immediato reintegro. I giudici di prime cure avevano censurato l’ateneo per un “uso distorto del potere pubblico” e per l’adozione di norme regolamentari “parimenti illegittime verosimilmente introdotte ad personam”. L’epilogo della storia arriva ora ed è una sentenza emessa della Settima Sezione del Cds che dà ancora e definitivamente ragione al prof per cui si erano mobilitati colleghi da tutto il mondo.






