Il 3 settembre 1943, alle ore 17.30, nella località di Cassibile, in provincia di Siracusa, si consuma un atto decisivo per le sorti dell’Italia e dell’Europa. Il generale Giuseppe Castellano, inviato dal governo Badoglio, stringe la mano al generale Dwight Eisenhower, comandante supremo delle forze alleate. “L’Armistizio di Cassibile” agli italiani conosciuto solo come “Armistizio” (sarà reso noto cinque giorni dopo, l’8 settembre) è stato firmato. Quella sera stessa, 500 aerei americani non si leveranno in volo per bombardare Roma: è il segno della resa incondizionata dell’Italia, che abbandona l’asse Roma-Berlino, ma soprattutto la fine del regime fascista, che aveva trascinato il paese in una guerra disastrosa con un esercito male armato, iniziata il 10 giugno 1940 con la dichiarazione di Mussolini.
Ma quell’atto è anche l’inizio di una nuova e tragica fase del conflitto, che vedrà l’Italia divisa in due parti contrapposte: da un lato il Regno del Sud, fedele al re Vittorio Emanuele III e al governo Badoglio, sostenuto dagli alleati; dall’altro la Repubblica Sociale Italiana, fondata da Mussolini con l’appoggio dei tedeschi, che occupano militarmente il Nord e il Centro.
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