Affitti brevi, stretta del Governo contro il “far west”: minimo 2 notti e dalla terza casa partita Iva obbligatoria

In arrivo anche l'obbligo del Codice identificativo nazionale

Giovedì 7 Settembre 2023

Stretta sul turismo in Italia in arrivo. Il disegno di legge sugli affitti brevi che si sviluppa in 8 articoli si pone l'obiettivo di «fornire una disciplina uniforme a livello nazionale nonché di contrastare il fenomeno dell'abusivismo nel settore, definisce i principi in materia di locazioni per finalità turistiche». È quanto viene spiegato nella bozza del ddl, trasmessa ieri sera, secondo quanto si apprende, dal ministero del Turismo, guidato da Daniela Santanchè, alle parti interessate (le associazioni di categoria e degli inquilini, i sindaci delle città metropolitane, le Regioni). Si tratta di una seconda stesura che l'Adnkronos ha potuto visionare in cui si cerca dunque di limitare il più possibile il far west degli affitti brevi con misure, considerate stringenti rispetto al passato, come l'obbligo del Codice identificativo nazionale e il limite di soggiorno minimo fissato in due notti nei centri storici delle città metropolitane.

Nel testo messo a punto dal ministro, che dovrebbe presentarlo a breve in Cdm, per limitare il più possibile il far west degli affitti brevi, si introduce l'obbligo del Codice identificativo nazionale, altrimenti detto Cin che va a soppiantare il Cir, quello regionale laddove sia stato adottato. Un presupposto fondamentale per «assicurare la tutela della concorrenza, della sicurezza del territorio e per contrastare forme irregolari di ospitalità». I Cin devono contenere anche l'indicazione del numero di posti letto disponibili secondo quanto dichiarato nella relativa istanza, che viene presentata dal locatore. E con l'assegnazione del Cin il ministero del Turismo, inserisce le unità immobiliari destinate alle locazioni per finalità turistiche e le strutture ricettive alberghiere ed extra alberghiere nella banca dati nazionale che è pubblica e liberamente consultabile sul sito istituzionale del Ministero del turismo. Chi lo possiede è quindi autorizzato a tutti gli effetti a esercitare tale attività tanto è che «i soggetti che gestiscono portali telematici hanno l'obbligo di indicare, negli annunci pubblicati nei propri portali, il Cin dell'unità immobiliare». Un obbligo stringente visto che colui che fosse privo del Cin può subire una sanzione pecuniaria da 800 euro a 8.000 euro.