«Le azioni e le operazioni di ricerca e salvataggio nelle acque territoriali libiche sono consentite solo per le navi libiche». Le regole del diritto internazionale sono chiare. A ribadirle è il portavoce della Commissione europea, Peter Stano, all’indomani della tragedia del barcone che si è rovesciato a circa cento miglia dalla costa di Bengasi. Trenta i dispersi, diciassette i migranti salvati. La precisazione che arriva dalla Ue rafforza quanto spiegato già domenica dalla nostra Guardia costiera, ovvero che quella non è una zona di pertinenza italiana. Nonostante ciò, il Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo di Roma, una volta appurato che le autorità libiche non intendevano intervenire per «mancanza di mezzi», ha inviato subito l’allarme satellitare alle navi in transito, consentendo a un mercantile di raggiungere il barcone. Ma qualcosa è andato storto durante il trasbordo e trenta persone sono finite in mare aperto.
Migranti, la Ue sbugiarda la sinistra sulla tragedia del barcone: “Italia non poteva intervenire”
«Le azioni e le operazioni di ricerca e salvataggio nelle acque territoriali libiche sono consentite solo per le navi libiche». Le regole ...






