Un matriarcato solo al comando, di qua. Una gara tra debolezze, di là. Due immagini esemplari per raccontare questo voto in Lazio e Lombardia arrivano in un ordinario pomeriggio di spoglio elettorale, a risultati tutt'altro che sorprendenti (stravince il centrodestra), salvo che per l’astensione da record (poco sopra il 40 per cento).
Immagine uno. A Roma, Salone delle Fontane all'Eur, ai festeggiamenti per la vittoria di Francesco Rocca, presidente del Lazio dopo gli anni a guida Zingaretti, quasi venti punti sopra, troneggia non un qualsiasi dirigente politico di Fratelli d'Italia (che pure ci sono) ma Arianna Meloni, la sorella: una sorta di amministratrice ombra nel partito, senza incarichi formali perché come sintetizza un militante di antica data «mica sono scemi» (Arianna è stata anche una discreta coordinatrice della campagna per la Regione, pure qui senza il cartellino ufficiale).
(ansa)
Gli alleati non ci sono: né i rappresentanti di Forza Italia né quelli della Lega. È già tanto che esistano, verrebbe da dire: nel quadro di un centrodestra a decisa trazione meloniana (oltre il 30 per cento nel Lazio, 23 per cento in Lombardia) anche solo la non-rovina del Carroccio, che nel suo fortino del nord arriva a un 16 per cento tutt'altro che scontato, rappresenta la migliore assicurazione sulla vita di questo governo. «Il risultato consolida il centrodestra e rafforza il governo», scrive la presidente di un Consiglio che si regge proprio grazie alla debolezza generale del quadro politico, e sulla intrinseca forza di un partito completamente poggiato sulle spalle della sua leader.






