La guerra in Ucraina e l’aumento dei prezzi dell’energia continuano a far ricca Eni. Il gruppo del petrolio e del gas partecipato dal Tesoro ha chiuso il primo semestre con un utile di 7,39 miliardi contro gli 1,1 dei primi sei mesi del 2021, in aumento del 600%, e si appresta a migliorare la remunerazione degli azionisti, come annunciato dall’ad Claudio Descalzi, aumentando da 1,1 a 2,4 miliardi il programma di riacquisto di azioni proprie. Un modo per farne aumentare il valore, a vantaggio degli attuali soci. Il comunicato sui risultati trimestrali ricorda che nel 2022 il prezzo medio del barile di petrolio Brent è salito a 113,78 dollari, in aumento del 68%, e il prezzo spot del gas al punto di scambio virtuale italiano si è impennato a 1032 euro per mille metri cubi contro i 264 del 2021, +291%.

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Nel secondo trimestre, dopo l’inizio dell’invasione russa con le sue ripercussioni sui prezzi, il risultato ante oneri finanziari (Ebit) escluse le componenti straordinarie è stato di 5,84 miliardi, “in crescita del 13% rispetto al trimestre precedente e più che duplicato rispetto al secondo trimestre 2021”, si legge nel comunicato del Cane a sei zampe, “trainato dal favorevole andamento dello scenario prezzi delle commodity, dai robusti margini di raffinazione e dalla costante attenzione al controllo dei costi e alla performance operativa dei business”. Il segmento Esplorazione e produzione ha conseguito un Ebit al netto delle componenti straordinarie di 4,87 miliardi, “in crescita sequenziale dell’11% e più che raddoppiato rispetto al secondo trimestre 2021, catturando appieno il miglioramento dello scenario”. L’area Raffinazione e marketing “ha conseguito risultati molto positivi, registrando un Ebit adjusted di 979 milioni trainato dal significativo rialzo dei margini di raffinazione, ma con prestazioni migliori dello scenario grazie al maggiore tasso di utilizzo degli impianti, all’ottimizzazione delle produzioni, alle azioni di efficienza per ridurre il consumo di gas naturale, nonostante maggiori costi sostenuti per sostituire il greggio russo nei processi di lavorazione delle raffinerie”.