Il modello attuale dell’operazione Strade Sicure presenta «quattro forme di disallineamento»: la «missione eccezionale è divenuta permanente, ma il suo assetto continua a essere giustificato attraverso rinnovi anziché da una legge organica che definisca finalità, criteri di uscita e valutazione».

Il personale inoltre «può pattugliare e assistere a eventi criminali, ma non dispone sempre degli strumenti giuridici per completare il primo ciclo dell’intervento». «Il valore della presenza è spesso misurato in unità schierate, controlli o siti presidiati» e, infine, «ogni turno urbano sottrae tempo a preparazione, addestramento e recupero in una fase in cui la difesa collettiva richiede maggiore prontezza».

È quanto mette in evidenza uno studio del centro di ricerca e formazione strategica Shield della Sda Università Bocconi, dedicato alla sicurezza nazionale e in corso di pubblicazione sulla rivista scientifica Azienda Pubblica.

Il braccio di ferro nella maggioranza su Strade Sicure

Un focus che arriva in un momento in cui si è sviluppato nella maggioranza un dibattito politico tra il vicepremier e ministro dei Trasporti, il leghista Matteo Salvini, che chiede un rafforzamento dell’operazione militare interforze avviata in Italia nell’agosto del 2008 (durante il governo Berlusconi IV) che prevede l’impiego di personale delle Forze Armate italiane a supporto delle Forze di Polizia per la tutela della sicurezza pubblica e il controllo del territorio. A frenare è invece il ministro della Difesa, il fondatore di Fratelli d’Italia Guido Crosetto.