Dopo aver fatto il giro del mondo, la notizia che l’aereo con a bordo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sarebbe stato quasi colpito da un drone russo in Moldavia, è rientrata. Un velivolo senza pilota partito dalla Russia è effettivamente entrato nello spazio aereo moldavo, ma ben lontano dall’Airbus presidenziale in fase di decollo da Chisinau, che ha subíto semplicemente un ritardo. Tanto è bastato comunque per riaccendere i riflettori sul piccolo paese dell’Est Europa. Prima di tutto per la sua carenza in termini di difese aeree: la Moldavia non fa parte della Nato, né dell’Unione Europea e rappresenta una falla non da poco nel muro difensivo che Bruxelles sta cercando di costruire sul fronte orientale. Ma ci sono anche altre situazioni che mettono a rischio la stabilità della repubblica post-sovietica.

Nelle ultime settimane le polemiche lungo l’asse Chisinau-Mosca sono montate anche a causa del decreto firmato dal presidente russo Vladimir Putin, che consente ai cittadini della regione separatista moldava della Transnistria di accedere a una procedura super semplificata per ottenere il passaporto russo. Nella regione, in cui è presente una base militare con circa 1.500 soldati agli ordini del Cremlino, vivono quasi 500mila persone e poco meno della metà sono cittadini russi, anche se molti con doppia cittadinanza. La mossa di Putin certo non ha contribuito a ridurre il timore che, prima o poi, la parte di popolazione più vicina alle posizioni di Mosca non ne chieda l’intervento per tutelare i propri interessi.