Elena Rybakina meriterebbe di essere numero 1 del mondo anche solo per il suo rovescio: pulito, elegante, profondo - quasi commovente. Poi c’è tutto il resto del suo tennis, quasi altrettanto efficace, che ieri le è servito a ribadire che sì, la migliore del mondo è lei, battendo 6-4 5-7 6-2 sul centrale di Flushing Meadows la ex numero 1, nonché due volte campionessa in carica, Aryna Sabalenka. Un match equilibrato per due terzi - alla fine del secondo le due avevano conquistato lo stesso numero di punti, 71 - ma che Elena ha quasi sempre avuto in mano. Tranne che nel finale del secondo set, quando si è fatta breccare per la prima e unica volta nel match, dopo aver avuto due chance di togliere il servizio all’avversaria.
Peccato solo per la poca verve comunicativa, diciamo così, almeno per quella che mostra in campo. Espressione immutabile, qualche rarissimo gesto di appriovazione o disapprovazione; insomma tutto il contrario di Aryna, che anche ieri si è dannata, ha sofferto, urlato, dimenandosi in campo, ruggendo come una tigre, e infine sciogliendosi in lacrime durante la premiazione - nobilitata dalla presenza di Maria Sharapova. Le due migliori del mondo sono indubbiamente loro, e lo hanno dimostrato in una finale di qualità decisamente alta. Per la kazaka, che il numero 1 se l’era già aggiudicato aritmeticamente approdando in semifinale, è il terzo Slam in carriera dopo Wimbledon 2022 e gli Australian Open vinti a gennaio proprio contro la Sabalenka.










