Il dibattito sulla fauna e la natura irrompe anche al Tempo delle Donne con l'incontro di Corriere Animali. Il confronto tra Brambilla, Pratesi e BruniDino Buzzati, Piero Angela, Danilo Mainardi, Fulco Pratesi. Sono solo alcune delle grandi firme che, nel corso dei decenni, hanno raccontato sulle pagine del Corriere della Sera il mondo animale, la natura e il rapporto tra l'uomo e l'ambiente. Una storia che precede di molto la nascita - avvenuta vent'anni fa - di Corriere Animali. Già nel 1933 Buzzati, probabilmente il primo giornalista ecologista a scrivere su un grande quotidiano italiano, aveva dedicato da par suo un articolo a un rospo, definendolo «Il Falstaff della fauna». Non soltanto cronaca, dunque, ma uno sguardo capace di trasformare l'osservazione del mondo naturale in racconto. Una tradizione proseguita negli anni con giornalisti, scrittori, divulgatori e studiosi, che hanno contribuito a rendere più vicino e comprensibile un universo spesso percepito come distante. È da questa lunga tradizione che ha preso avvio «Quando il lupo non fa paura», l'incontro organizzato da Corriere Animali alla tredicesima edizione del «Tempo delle Donne», la festa-festival del Corriere della Sera. Il titolo conteneva una provocazione e, insieme, una domanda: perché un animale tornato a popolare territori dai quali era stato a lungo allontanato continua a suscitare timore? A guidare il confronto è stato Alessandro Sala, giornalista del Corriere, che ha definito quella nei confronti del lupo «una paura immotivata, irrazionale, eppure continua» malgrado non vi siano nella storia recente notizie di attacchi mortali ai danni delle persone. Da questa considerazione ha preso forma una riflessione sulla biodiversità e sulla possibilità di costruire una convivenza diversa con le altre specie. Tra le figure che hanno segnato maggiormente il racconto della natura sulle pagine del Corriere c'è Fulco Pratesi, fondatore, 60 anni fa, del Wwf Italia. Durante l'incontro, la figlia Isabella ha ricordato l'episodio che ha cambiato per sempre il rapporto del padre con la caccia. Era partito con l'obiettivo di avvistare e uccidere un orso. Dopo giorni di viaggio e appostamenti, finalmente si è trovato davanti all'animale. Ma dietro l'orsa sono comparsi tre cuccioli. Fu allora che «qualcosa si ruppe dentro di lui», ha raccontato la figlia. Pratesi ha abbassato il fucile. «Ha capito che non dovevo uccidere e che ero lì per qualcos'altro». Quella che Isabella ha definito una «via di Damasco» ha segnato l'inizio di una nuova idea di conservazione e, successivamente, della nascita del Wwf Italia. Un cambiamento di prospettiva che, secondo Pratesi, oggi rischia però di essere rimesso in discussione. Perché, per lei, «questa paura di cambiamento ci butta all'indietro». Il ritorno del lupo è stato uno dei simboli di questa contraddizione. Dopo essere stato a lungo perseguitato e aver rischiato di scomparire da vaste aree del Paese, il predatore è tornato a occupare naturalmente parte dei territori dai quali era stato allontanato. Un risultato che potrebbe essere letto come un successo della tutela della fauna, ma che continua a suscitare discussioni sul piano politico e culturale. La questione si è intrecciata con la riforma della legge 157 sulla protezione della fauna selvatica e sulla caccia, all'esame della Camera. Michela Vittoria Brambilla, deputata di Noi Moderati e presidente dell'Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali, ha scelto di contestare il provvedimento anche all'interno della maggioranza. «Io non metto davanti alla politica i miei valori», ha affermato. Per poi aggiungere: «Credo che sia sbagliato questo testo, perciò voto contro». La partita parlamentare, ha spiegato, è ancora aperta. Il disegno di legge è calendarizzato in Aula a novembre e sul testo sono stati presentati oltre un milione di emendamenti. L'obiettivo, ha detto Brambilla, è «impantanare questo disegno di legge». La questione, ha sottolineato, non può essere ricondotta soltanto a uno scontro tra destra e sinistra. Questo anche perché «la lobby dei cacciatori è trasversale». E anche il centrosinistra governa in Regioni in cui la caccia è molto diffusa. Ma altrettanto ampio è il fronte di chi si batte per la tutela degli animali, a prescindere dalle appartenenze politiche. Lo scenario sulla riforma, dunque, è quello di un finale ancora non scritto anche se a novembre dovrebbe approdare nell'Aula di Montecitorio. Il rapporto con le altre specie non si misura soltanto nelle grandi questioni ambientali o nelle aule parlamentari. La diffidenza può nascere anche davanti a un ragno, a un insetto trovato in casa o a un piccolo afide comparso su una rosa. È il campo nel quale si muove Pietro Bruni, naturalista e autore della rubrica dedicata alla botanica sostenibile del Corriere Animali. «Il giardino non è un luogo sterile. È bello che non lo sia. È bello che ci sia una vita», ha spiegato Bruni. La presenza di altri organismi non dovrebbe quindi essere considerata automaticamente un problema da eliminare, ma una componente dell'equilibrio naturale. Anche davanti a una reazione istintiva, ha osservato il naturalista, non serve minimizzare. Dire a chi teme un ragno che la sua paura è ridicola sarebbe «sbagliatissimo». Occorre invece «riempire con la conoscenza quello spazio che, se no, viene facilmente riempito dalla paura».