Un “aggiornamento strutturale” del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, un po’ come richiesto anche dal presidente americano Donald Trump e, soprattutto, il rifiuto di “atti unilaterali di guerra“. Era tutt’altro che scontato il raggiungimento di un accordo tra i Paesi dei Brics su una dichiarazione congiunta. Invece, superando le divergenze tra alcuni Stati membri, ne è nato un lungo documento che tra le altre cose prevede anche la denuncia della guerra come soluzione delle controversie, nonostante tra i Paesi fondatori figuri, ad esempio, la Russia di Vladimir Putin.
A questo proposito, si esprime “profonda preoccupazione per le continue violenze a Gaza, nonostante l’accordo di cessate il fuoco dell’ottobre 2025. Chiediamo di porre fine a qualsiasi politica volta allo spostamento forzato dei palestinesi dalla Striscia di Gaza ed esprimiamo preoccupazione per disposizioni che possano pregiudicare i diritti inalienabili del popolo palestinese e legittimare o prolungare l’occupazione”, oltre a esortare “tutte le parti a garantire il mantenimento del cessate il fuoco e un accesso umanitario pieno e senza ostacoli nella Striscia di Gaza”.
Nel suo discorso di apertura del vertice, il premier indiano, Narendra Modi, ha spiegato che gli 11 Paesi che rappresentano il 40% del pil globale devono tradurre unità e consenso in risultati concreti sulla scena internazionale globale. Altra questione potenzialmente controversa riguardava la posizione del gruppo riguardo alla libertà di navigazione, dato il blocco imposto dall’Iran sullo Stretto di Hormuz. Nel testo si legge però che deve essere garantita la sicurezza dei marittimi e delle rotte marittime commerciali: “Tenendo a mente la necessità di adattare l’architettura attuale delle relazioni internazionale per meglio riflettere le realtà contemporanee, ribadiamo il nostro impegno al rafforzamento del multilateralismo e del multipolarismo e al potenziamento del diritto internazionale, inclusa la Carta delle Nazioni Unite”, si legge ancora.











