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Il principale mandante della rapina in casa subita dall’ex giocatore del Psg Gianluigi Donnarumma e dalla sua compagna - sequestrati nel luglio 2023 nel loro appartamento parigino - è stato condannato dal tribunale di Parigi a nove anni di carcere. La procura aveva chiesto una pena di 10 anni per Ilyas Kherbouch, alias «Ganito», 21 anni, processato per aver ordinato l’operazione dalla propria cella e noto per la sua rocambolesca evasione dal carcere di Villepinte, nella periferia parigina, avvenuta lo scorso marzo; era stato catturato nuovamente 13 giorni dopo. Il suo nome ricorre in numerosi fascicoli relativi a casi di sequestro di persona. Khyan M., 22 anni - considerato dall’accusa il secondo mandante della rapina in casa e per il quale era stata richiesta una condanna a nove anni - è stato invece assolto. La sua avvocata, Celine Dadouat, si è detta «soddisfatta e sollevata» al termine della sentenza, pronunciata intorno all’una di notte; a suo avviso, il tribunale «si è preso il tempo necessario per esaminare i fatti, le prove e le incertezze».

Nella notte del 21 luglio 2023, la coppia - assente al processo - venne immobilizzata: Gianluigi Donnarumma colpito ripetutamente, fino a sanguinare, da aggressori che indossavano guanti. «I soldi, gli orologi!», urlarono i malviventi. La compagna, Alessia Elefante, incinta, venne quasi strangolata con il cavo di un caricabatterie per telefono. I sette uomini, alcuni dei quali rimasti ignoti, hanno razziato in pochi minuti contanti, gioielli, orologi e borse di lusso, per un valore stimato dal portiere della nazionale italiana in poco meno di un milione di euro. Il furto è avvenuto in Avenue Montaigne, una delle zone più esclusive della capitale, presa di mira da una «criminalità sempre più giovanile», come ha spiegato il procuratore, il quale ha elencato i nomi delle sette celebrità vittime di rapine in casa tra il 2022 e il 2025 nella zona ovest di Parigi. Ilyas Kherbouch e Khyan M. sono coinvolti in almeno due di questi episodi.In questa vicenda si contano anche «due morti collaterali», ha ricordato l’accusa: il bambino che Alessia Elefante portava in grembo - il cui aborto spontaneo, avvenuto poco dopo il furto, è attribuito allo shock subito quella sera; e il suicidio in cella, il 10 maggio 2024, di un uomo presente la sera del colpo, minacciato perchè ritenuto un «infame».