Nel cuore sorvegliato del Phoenix Park, lontano dalle manifestazioni annunciate nelle strade di Dublino, Donald Trump ha pronunciato una frase capace di attraversare un secolo di divisioni: un’Irlanda unita sarebbe «una cosa molto bella» e, a suo giudizio, «prima o poi accadrà». Un’affermazione netta, arrivata durante la visita del presidente degli Stati Uniti del 12 settembre 2026, che rompe la tradizionale cautela di Washington ma non cambia le regole da cui dipende il futuro dell’Irlanda del Nord.

Le parole sono arrivate durante una giornata costruita per ribadire la solidità dei rapporti tra Washington e Dublino, ma hanno subito spostato l’attenzione sul dossier più delicato dell’isola. Dopo l’incontro con il taoiseach Micheál Martin a Farmleigh House, Trump ha detto che gli piacerebbe vedere riunite la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord: «Prima o poi accadrà», ha sostenuto, aggiungendo che potrebbe avvenire anche ora e riconoscendo, tuttavia, che il Regno Unito avrebbe inevitabilmente voce in capitolo.

Il presidente americano ha ripreso il tema poco più tardi alla Deerfield Residence, la residenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti nel Phoenix Park, dove ha incontrato personale diplomatico e rappresentanti del mondo economico. Trump ha descritto l’unificazione come «una cosa molto bella», ammettendo al tempo stesso che una domanda del genere non consente risposte politicamente semplici. È proprio questa apparente leggerezza, applicata a una questione regolata da un complesso equilibrio costituzionale, ad aver dato rilievo internazionale alle sue dichiarazioni.