Un trionfo segnato dal sincero stupore di chi scrive senza attese. «Non mi aspettavo di essere nella cinquina, la qualità è alta. È il mio primo romanzo e non penso di vincere. Se accadesse, ancora meglio, ma la soddisfazione c’è già!». Gianni Denaro non nascondeva la sua meraviglia al momento della selezione tra i finalisti. Invece il suo “Armadio di famiglia” (Minimum Fax) ha conquistato tutti, aggiudicandosi l’11esima edizione del Premio Fondazione Megamark – Incontri di Dialoghi (concorso letterario dedicato alle opere prime di narrativa italiana nato dall’intuito del Cav. Giovanni Pomarico). Un successo sigillato dalla Corte dei Lettori (giuria popolare di 125 componenti) che ha apprezzato la brillante singolarità dell’autore siciliano.

Designer e docente di moda a Roma, Denaro ha tessuto un ricamo intimamente autobiografico: un archivio sentimentale fatto di stoffe, ricordi e fotografie reali, dove gli abiti diventano custodi di memorie, silenzi e identità. «L’idea è nata su due delle cose che conosco meglio, la mia famiglia e gli abiti. Ho pensato di raccontare una storia attraverso i vestiti, per condividere». Accanto a Denaro, la cinquina dei finalisti ha visto opere di altissimo profilo: Acqua sporca di Nadeesha Uyangoda (Einaudi), Adriatica di Massimo Gezzi (Gramma Feltrinelli), Calùra di Saverio Gangemi (Rubbettino) e Il prodigio (Mondadori) di Fabrizio Sinisi. Menzione speciale della giuria d’esperti a Una brutta voglia (Wudz) di Anna Schirru.