Ditemelo francamente. Chi di voi ama lo sport agonistico oggi come oggi preferirebbe leggere una pagina di giornale dedicata alla mediocrissima nazionale italiana di calcio, o piuttosto non dico una pagina dedicata al numero uno del tennis mondiale, Jannik Sinner, ma magari alla superwoman Nadia Battocletti – imbattibile nelle gare di mezzofondo – o alla frizzantissima nazionale italiana di pallavolo femminile? Sì o no il calcio era lo sport nazionale per eccellenza e adesso è caduto nel più basso dei gradini? Sì o no è inaudito che in ciascuna delle squadre di calcio di serie A i giocatori italiani siano raramente più di due? Immagino che come me seguiate l’attuale campagna acquisti delle varie squadre più importanti. Fra i loro obiettivi non c’è un solo giocatore italiano costoso. Lo era il centrocampista Sandro Tonali, che è stato comprato e sontuosamente pagato da una squadra straniera, e se non è una beffa per il calcio italiano questa.Beninteso, è un fatto e non chissà quale dramma. Il calcio per noi italiani è stato a lungo come l’aria che respiravamo. Ancora l’altroieri abbiamo vinto un campionato del mondo. Avevo dieci anni quando ho cominciato a collezionare le figurine dei calciatori, ne avevo quaranta quando mi pagavano lautamente per chiacchierare di calcio in tv. Per anni non mi sono perso una sola partita della Juventus in televisione; pochi giorni fa ho spento il televisore dopo il primo tempo di una partita della Juve, da quanto era noiosa. 45 minuti senza un tiro in porta. Può succedere.Tutto cambia alla velocità del suono, perché mai non dovrebbe cambiare (in peggio) l’attendibilità del calcio giocato. Senza dire che le gare di Sinner e della Battocletti sono uno splendore in sé, ed è sacrosanto che siano in vetta al favore del pubblico. Un pubblico di cui mi lascia stupefatto che sia ancora lì negli stadi a gridare insulti contro gli avversari, e a non dire che sono stupefacenti gli stipendi ancora in auge nel campionato di calcio di serie A: a paragone quanto dovrebbe essere pagata la Battocletti, i cui finali di corsa sono delle opere d’arte? Staremo a vedere.E poi non è affatto un male che il calcio perda la sua dittatura quanto a interesse e successo di pubblico. Era ignobile che ancora sino a poco tempo fa il grosso del pubblico non conoscesse il nome di Jury Chechi, medaglia d’oro olimpionica agli anelli, i cui esercizi non è che rasentassero la perfezione, erano la perfezione. Quando lo guardo non credo ai miei occhi: non c’è un suo capello fuori posto mentre assume posizioni di inumana difficoltà in cui Chechi è uno scultore più che un atleta.Non dirò dell’imparagonabilità di uno sport come la pallavolo rispetto al calcio. Ho visto pochi giorni fa un Italia-Svezia dove non c’era un minuto, o una sola situazione agonistica, da farti fremere dall’emozione e cadono le braccia se paragoni una tale competizione a una odierna partita di calcio, dove i giocatori di una squadra che hanno la palla a metà campo si fanno cinque passaggi orizzontali prima di lanciarsi all’attacco. Cinque passaggi o forse più. Il nulla. E dire che lo avevamo così tanto amato il calcio e figuriamoci la nostra nazionale. Da Baggio a Buffon. Erano i nostri eroi.
È finita la dittatura del calcio italiano
Il gioco che tanto abbiamo amato per decenni va malissimo, ma lo sport italiano è una goduria. Cronaca di un cambio sacrosanto







