di
Lele Adani
La squadra di Fabregas è perfettamente in linea con una proposta di campo che oggi è modello in Europa. In riva al lago, come in ogni angolo che conta del continente, il calcio ha già scelto
C'è una frase, pronunciata da Mirwan Suwarso, che qualifica in pieno il percorso del Como di questi anni. Il presidente, ai microfoni di una tv spagnola, ha detto: «Cesc Fabregas è stato per noi quello che Johann Cruyff è stato per il Barcellona». E ha poi aggiunto: «Penso che la cosa più importante sia che Cesc ci ha insegnato a credere e a sognare in grande». Saper ascoltare, credere in quella idea, circondarsi di dirigenti (a cominciare da Charly Ludi) che quella idea la supportano e la stimolano ogni giorno. Una rivoluzione e una chiara anomalia per il nostro calcio. Ma perfettamente in linea con una proposta di campo che oggi è modello in Europa.
Abbiamo visto il Psg, campione delle due ultime edizioni della Champions, l’Arsenal, il City che vuole proseguire la strada di Guardiola, e ovviamente il Barcellona di Flick, che a questa proposta quasi per statuto non vuole rinunciare. Il campo, appunto. Baturina, l’uomo delle pause giuste nel gioco, viene dentro al campo così da costruire una struttura a rombo insieme a Da Cunha-Milla alternati davanti alla difesa (non stopper aggiunti) e Nico Paz sulla trequarti. Sugli esterni hai la gamba e la qualità di Diao e l’accompagnamento costante di Alex Valle. Douvikas viene a legare ma sa anche andare profondo perfino su giocata diretta del portiere.







