Venezia – Dio ride. Ma come, ride? Sì, Dio ride. Si chiama così il film di Giovanni Veronesi che chiude stasera, fuori concorso, la Mostra del Cinema di Venezia. E nel quale Pierfrancesco Favino è un fraticello ingenuo, dall’animo candido e sincero come quello di un bimbo. Privilegio che accade solo ai santi, o ai martiri. Girato in una Toscana di calanchi, gole, paesaggi scorbutici del Volterrano e imponenti abbazie dai muri di pietra, Dio ride racconta una storia ambientata nel Seicento, liberamente ispirata a fatti realmente accaduti. Ma con molto sapore di cinema al suo interno: dall’Armata Brancaleone di Monicelli a Il nome della rosa. In quel film, come in Dio ride, la risata è vista come destabilizzante, peccaminosa, scandalosa.

Nel film – che vede nel cast anche Silvio Orlando, Paolo Rossi, Maurizio Lombardi, Barbara Enrichi, Francesco Gheghi e Carlo Cecchi, alla sua ultima interpretazione – Pierfrancesco Favino è un frate cappuccino dall’anima innocente. Diffonde il Vangelo parlando di un Dio capace di ridere. E racconta i miracoli di Gesù Cristo come fossero scene di una commedia popolare. La gente si diverte: le autorità ecclesiastiche lo vedono come una minaccia.

“Sono un laico, un toscano miscredente, quasi scomunicato”, dice Veronesi. “Molti anni fa, con Per amore, solo per amore avevo raccontato una storia evangelica molto sui generis. Stavolta, mi sono avvicinato ai temi della fede quasi con terrore. Ma allo stesso tempo è un mondo che continua ad affascinarmi”. “Non ho abbandonato la mia materia, quella in cui mi sono laureato, cioè la comicità”, continua il regista nato a Prato 64 anni fa. “Però volevo parlarne in modo serio, perché credo che davvero far ridere sia una cosa seria”.