Venezia 83 Il regista parla del suo film in concorso «Kami Nour (A Bit of Light)»

«In Iran oggi ogni piccola azione è diventata qualcosa di politico. Io quando scrivo, come anche per questo film, voglio raccontare una storia che mostri la vita di tutti i giorni, ma inevitabilmente la politica ne entra a far parte e la trasforma», dice Ali Asgari durante l’incontro al Lido di Venezia, dove ieri ha presentato in concorso Kami nour (A bit of light) – Un po’ di luce nella versione italiana –, che sarà nelle nostre sale il prossimo 1 ottobre.

Kami nour (A bit of light) è il sesto film del regista iraniano dopo Divine Comedy, già selezionato lo scorso anno alla Mostra del Cinema di Venezia in Orizzonti. E ancora prima Kafka a Teheran, film a episodi realizzato con il connazionale Alireza Khatami e selezionato in Un certain regard a Cannes 2023, ottenendo poi un ottimo successo tra pubblico e critica. Come per le due opere precedenti, anche quest’ultimo film è ambientato – e in parte girato, con tutti i pericoli che ne conseguono – a Teheran. Differente invece è il periodo specifico che ha scelto Asgari, uno dei più fragili nella storia recente del Paese. E su questo aspetto il regista spiega: «Kami nour (A bit of light) si posiziona tra due tragedie. Tra gennaio, dopo la sanguinosa repressione delle proteste popolari, e la fine di febbraio, prima dell’inizio degli attacchi di Stati uniti e Israele. Era un momento fatto d’incertezza e di depressione, perché sapevamo che la guerra prima o poi avrebbe invaso le nostre vite».