| 11 Settembre 2026 19:01 |
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(Adnkronos) – “In una patologia come il tumore del rene, dove i messaggi di prevenzione non sono chiari come per altre neoplasie, ossia non esistono dei percorsi o dei suggerimenti forti di prevenzione primaria, la multidisciplinarietà diventa essenziale”. Così Andrea Necchi, direttore del programma strategico di ricerca Oncologica nei Tumori dell’apparato Genitourinario dell’Irccs ospedale San Raffaele e professore associato di Oncologia medica dell’università Vita-Salute San Raffaele, intervenendo alla presentazione del documentario ‘Il filo di Arianna’, presentato all’83.esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Il docufilm, firmato Donatella Romani e Roberto Amato, prodotto da Telomero Produzioni, con il patrocinio dall’Associazione nazionale tumore del rene – Anture e il contributo non condizionante di Ipsen, raccoglie le voci di pazienti, caregiver e medici che affrontano il labirinto del tumore del rene.
“Gli urologi e gli oncologi devono collaborare anche nelle fasi più precoci di malattia – afferma Necchi – Tempo fa, come oncologi, potevamo pensare di essere molto distanti da situazioni in cui la malattia era localizzata e al primo riscontro operabile e curabile con la sola chirurgia. Oggi, invece, con le informazioni che derivano dai nuovi farmaci, da nuovi studi e dalla possibilità di cura integrata dei pazienti, anche nelle fasi precoci di malattia” la necessità di collaborare esiste “sempre più spesso. I trattamenti integrati, che implicano sia la chirurgia che una terapia medica, sono infatti ormai alla base del successo per molte diagnosi di tumore del rene – chiarisce – Abbiamo quindi la possibilità di collaborare da vicino con le terapie predittive, in quelle post operatorie e a base di immunoterapia, in pazienti con malattie localizzate”.










