Nella città della Valle dei Templi, storicamente segnata dal diffuso fenomeno dell’abusivismo edilizio, questa volta non crolla una casa sotto i colpi delle ruspe. A sbriciolarsi, a suon di polemiche, è un pezzo di Amministrazione comunale: il vicesindaco di Agrigento si è, infatti, dimesso dopo il caso dell’abitazione abusiva di sua proprietà, ereditata dal padre. Giovanni Crosta lascia l’incarico a tre mesi dal voto e lo fa dopo un lungo braccio di ferro che ha fatto scricchiolare i rapporti tra il neosindaco Michele Sodano e il leader del suo movimento, Ismaele La Vardera. Ex iena che oggi rivendica le dimissioni di Crosta, anche lui fino a qualche giorno fa esponente di Controcorrente (prima di essere stato cacciato): “Dimostriamo di essere diversi dagli altri, diamo una lezione di coerenza“, commenta La Vardera, già in corsa per le prossime regionali in Sicilia.

La storica vittoria del campo progressista in una roccaforte del centrodestra sembra quasi un lontano ricordo. Sono bastati pochi mesi per mettere in crisi la prima Amministrazione comunale di un capoluogo di provincia guidata da un esponente di Controcorrente. E dopo una campagna elettorale impostata sul ripristino in città della legalità, è l’abusivismo edilizio a scuotere la nuova giunta. Il caso Crosta scoppia nel pieno dell’emergenza Maddalusa: una frazione a pochi passi dal mare e in piena zona A – quindi in un’area a inedificabilità assoluta – dove centinaia di abitazioni abusive sono rimaste senza acqua. Aica – l’azienda idrica dei comuni agrigentini che gestisce la distribuzione – ha bloccato, infatti, la fornitura attraverso le autobotti a chi non ha un contratto. E, per legge, non può sottoscrivere un contratto chi vive in un’abitazione abusiva. In tutto questo il centrodestra sfrutta l’emergenza per tornare a un vecchio cavallo di battaglia: restringere il perimetro del Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi per sanare quelle tante abitazioni.