La Corte d'Appello civile di Milano ha confermato il provvedimento con cui, a fine luglio, è stato disposto il blocco dell'area a caldo dello stabilimento dell'ex Ilva di Taranto che dovrà essere messo in atto entro il 28 ottobre. I giudici hanno respinto l'istanza di sospensiva dello stop delle attività presentata dai legali di AdI e dell'ex Ilva in amministrazione straordinaria. Il giudice di secondo grado, spiegano fonti legali, ha così deciso di non sospendere l’esecutività del decreto che, a sua volta, dispone lo stop per cokerie e altoforni dell’impianto siderurgico di Taranto. L'istanza per chiedere di mettere in “stand by” il decreto era stata proposta da Acciaierie d'Italia e Ilva in Amministrazione Straordinaria. A luglio la Corte d'Appello ha dato 90 giorni (quindi con scadenza entro fine ottobre prossimo) per fermare l'area a caldo fino a che non fosse stato "rimosso integralmente l'amianto ancora presente negli impianti" e non fossero state "adottate le misure necessarie per ricondurre l'emissione di polveri sottili entro limiti di sicurezza". Come spieghiamo qui, a luglio la Corte d’appello di Milano ha riconosciuto in sostanza che i limiti di legge sulle polveri non sono stati superati, dicendo però che quei limiti non garantiscono abbastanza la salute. Dunque ha ordinato lo stop, stabilendo che Ilva potrà ripartire quando le polveri saranno ricondotte entro “limiti di sicurezza”. E in aggiunta, nonostante l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale avesse affermato che l’amianto residuo era pienamente contenuto e che le zone interessate non rappresentavano allo stato una fonte di rischio, la Corte ha giudicato insufficiente quella valutazione, disapplicato su questo punto l’Aia – l’Autorizzazione integrata ambientale, cioè il permesso pubblico che stabilisce a quali condizioni una fabbrica può produrre – e sostituito al criterio del contenimento quello della rimozione totale prima della ripartenza.Nel 2025 Ilva ha prodotto circa un quarto dell’acciaio prodotto nel 2012, circa due milioni di tonnellate contro oltre otto milioni. L'altoforno Afo1 è ancora sequestrato, mentre Afo4 è fermo per manutenzione e Afo2, pur dopo il nuovo incidente di agosto, è rimasto l’unico altoforno in marcia. Ad agosto Federacciai ha presentato insieme a 14 imprese associate la manifestazione di interesse per gli stabilimenti ex Ilva, attualmente gestiti da Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria. La manifestazione di interesse è stata presentata per tutti gli stabilimenti dell'ex Ilva, esclusa l'area a caldo del sito di Taranto, oggetto dello stop intimato dai giudici dal prossimo 28 ottobre. Per approfondire
L'area a caldo dell'ex Ilva resta spenta, dice la Corte d'Appello
I giudici di Milano hanno confermato il provvedimento con cui, a fine luglio, è stato disposto il blocco entro 90 giorni dell'area a caldo (cokerie e altoforni) dello stabilimento di Taranto, che dovrà essere quindi messo in atto entro il 28 ottobre










