Riconoscere le espressioni facciali degli altri è una capacità fondamentale della comunicazione umana: ci permette di comprendere rapidamente lo stato affettivo di chi abbiamo di fronte, di anticiparne le reazioni e di entrare in sintonia. Nella vita quotidiana incontriamo continuamente espressioni non chiare o persino ambigue: le “chiare” sono quelle inequivocabili come un sorriso sfacciato o un pianto a dirotto, quelle “ambigue” sono sfumature micro-facciali dubbie come ad esempio un cenno a metà tra l'ironico e il perplesso.
Come fa il nostro cervello a cogliere queste sfumature e a riconoscere quale emozione è espressa nel volto degli altri?
Lo studio, ideato e coordinato da Paola Sessa dell’Università di Padova, principal investigator del progetto finanziato dalla Fondazione Cariparo e prima autrice dell’articolo, sottopone a verifica empirica un modello teorico da lei proposto.
La ricerca dal titolo “Facial palsy reveals the sensorimotor contribution to facial-emotion recognition” pubblicato su «PNAS» dal team di ricerca guidato da Paola Sessa del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell’Università di Padova in collaborazione con Pier Francesco Ferrari dell'Università di Parma chiarisce un punto decisivo sui meccanismi del riconoscimento: il nostro corpo partecipa, silenziosamente, ogni volta che un volto si fa difficile da leggere.






