di

Valentina Santarpia

La giornalista e già eurodeputata: «Le urne sono state il primo passo per ottenere altre leggi, e noi italiani siamo stati pionieri in tante che erano all’avanguardia. Ma la democrazia liberale è disegnata sull’identità del maschio»

«I diritti delle donne non sono una questione da articoletto del codice, ma riguardano il modo in cui una società intera è organizzata, a partire dalla semplice domanda: chi sta a casa se il bambino si ammala?». È tranchant Luciana Castellina, classe 1929, politica, giornalista e scrittrice, ex parlamentare comunista, più volte eurodeputata, che le stagioni delle grandi lotte per la conquista dei diritti delle donne le ha vissute tutte dal vivo.

La conquista più importante? «Il diritto al voto. Ha fatto sentire alle donne che erano dei soggetti, cosa essenziale per poter poi ottenere tutto quello che hanno ottenuto, frutto di una mobilitazione molto forte, anche nel campo cattolico e della sinistra. Il voto è stato il primo passo per ottenere il diritto all’aborto, legge che ha avuto una importanza fondamentale anche in Europa all’epoca. Mentre il divorzio è nato con una pecca: se fosse stata varata la legge insieme alla riforma del diritto di famiglia la campagna sarebbe stata più convincente».