«Come se le persone malate dovessero nascondersi». È forse questa la frase più importante pronunciata da Roberta Vallacchi, consigliera regionale lombarda, dopo gli attacchi ricevuti sui social per il foulard che porta in testa. Vallacchi sta affrontando un tumore al seno e ha perso i capelli a causa della chemioterapia. Il 10 settembre il Consiglio regionale della Lombardia ha risposto agli insulti con un gesto simbolico: un foulard è stato esposto sui banchi della presidenza del Pirellone in segno di solidarietà.
Vallacchi aveva già affrontato un tumore al seno nel 2015 e allora aveva scelto di utilizzare, anche se non sempre, una parrucca. Questa volta ha fatto una scelta diversa. «Con questo tumore al seno ho scelto di usare un foulard per dire alle donne una cosa semplice: si continua a vivere anche durante la malattia», ha spiegato. Ed è qui che la vicenda va oltre la polemica social. Perché perdere i capelli durante una chemioterapia non è soltanto un effetto collaterale della cura. Può essere il momento in cui una malattia fino ad allora privata diventa improvvisamente visibile. Agli amici, ai colleghi, agli sconosciuti. E anche a se stesse.
Quando il tumore diventa visibile
È un tema studiato da tempo in psiconcologia. Una revisione pubblicata sull’European Journal of Oncology Nursing ha analizzato 23 studi sull’esperienza dell’alopecia da chemioterapia nelle donne, individuando conseguenze fisiche, psicologiche e sociali che vanno ben oltre la perdita dei capelli.








